Stefano Serretta, friends

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Stefano Serretta, shanti town

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Stefano Serretta, born in Genoa, 1987. Lives and works in Milan.

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  • alessandrafranetovichCiao @stefano_serretta!
  • stefano_serrettaciao @alessandrafranetovich!
  • alessandrafranetovich Vorrei iniziare questa intervista chiedendoti di parlarmi ancora di Friends. Durante una telefonata, mi hai detto che delle banconote ti interessa tanto la loro dimensione pop, come elemento da video rap, che il loro valore simbolico. Una dualità che in questo caso è esplicitata nella costruzione di un mandala, prodotto con monete “da tutto il mondo”!
  • stefano_serretta diciamo che la banconota per me è il grado zero del potere economico. Carta straccia che subisce una messa a valore altalenante. Oggi che la finanza si fa sempre più impalpabile fa sorridere l’immagine della mazzetta di dollari.
  • alessandrafranetovich Come ciclicamente dimostrato dalle crisi economiche, il sistema ha bisogno di un momento di implosione. @stefano_serretta come colleghi la vicenda del Landmark hotel and casinò con il crollo delle torri finanziarie?
  • stefano_serretta Si tratta di due crolli apparentemente distanti l’uno dall’altro che hanno in comune la eco della loro distruzione. Riguardo le Torri, l ricordo è fissato chiaramente nell’immaginario collettivo. Per il The Landmark (demolito dopo un acceso dibattito durato un anno per decidere delle sorti dell’edificio, con una mozione lanciata da diversi gruppi per la salvaguardia storica e architettonica), dobbiamo affinare un poco di più lo sguardo e ricordarci quella scena di Mars Attack gli alieni tirano giù una torre dalla forma molto particolare: quelle sono le reali immagini del casinò che viene demolito.
  • alessandrafranetovich Realtà e finzione si accompagnano e mescolano di continuo. Così la forma della Torre è delineata dalla frase Too Big to fail, importante riferimento al caos economico del 2008
  • stefano_serretta Nella serie Shanti Town uno dei mantra della finanza globale ricostruisce le sagome di progettazioni architettoniche colossali crollate sotto il peso dei sistemi che rappresentano
  • stefano_serretta Dal Palazzo dei Soviet a Torre Confinanzas, dal MetLife Building North al Ryugyong Hotel, la potenza evocativa del grattacielo diventa espressione delle fragilità e dei fallimenti del modello economico che rappresentano.
  • alessandrafranetovich La parola ha molto peso nel tuo lavoro. Credi che possa contribuire anche lei a distruggere queste strutture?
  • stefano_serretta Le parole sono importanti. Con le parole si edifica il futuro. Ma è altresì vero che anche una menzogna ripetuta cento volte.. Personalmente, nel mio lavoro, cerco sempre un ribaltamento, una messa in discussione. E, perché no, una rimessa a vocabolario. Le parole mi hanno accompagnato sempre, dal rap ai graffiti, dallo scrivere poesie al leggerle, ne sono sempre stato affascinato per la loro potenza evocativa.
  • alessandrafranetovich E la parola è centralissima anche in Friday, opera che hai realizzato attraverso la creazione di un gruppo di lavoro. Come è nata l’idea di lavorare su Il Sole 24 ore?
  • stefano_serretta In quel caso con il Gruppo Wurmkos abbiamo lavorato sul ruolo della parola nel contesto della crisi economica e dei canali su cui viaggia. Il titolo del progetto in cui si inseriva Friday era Spread the Word, slang che in inglese significa passaparola che contiene al suo interno SPREAD, termine che abbiamo subito per diversi mesi attraverso le testate giornalistiche e i tg, e che è sparito come era venuto, senza che molti di noi capissero di cosa si trattava sul serio.
  • stefano_serretta per quanto riguarda Friday, siamo partiti da un passaggio di De Certeau riguardo il romanzo Robinson Crusoe: “il soggetto della scrittura è il padrone, e l’operaio che maneggia un utensile diverso dal linguaggio sarà sempre Venerdì”. In questo caso, abbiamo riportato il Sole 24 al livello di pagina bianca ideale sulla quale imprimere la nostra contro-narrazione, declinata in versione ironicamente estiva
  • alessandrafranetovich Mi ricordo un po’ Karl Kraus che con il suo Die Fackel sezionava la sua società per mostrarne i meccanismi contorti. Come ti rapporti all’idea della responsabilità dell’artista?
  • stefano_serretta Jean Claire dice che l’opera d’arte, oggi come un tempo, può recare testimonianza in modo abbagliante e definitivo, laddove altri mezzi forniscono solo povere e fugaci, o difficili, informazioni. Per quanto mi riguarda, l’unica cosa di cui mi sento responsabile è di fare uno storytelling il più sincero e meno ideologizzato possibile, con tutte le contraddizioni che questo può implicare.
  • alessandrafranetovich Per rimanere sulla contraddizione, credi che sia possibile pensare ad un futuro senza i media?
  • stefano_serretta Non riuscirei a immaginare un futuro senza media.
  • alessandrafranetovich Allora nel tuo futuro continuerò a intervistare sui social! Grazie@stefano_serretta per la disponibilità!
  • stefano_serretta grazie a te @alessandrafranetovich per questa chiacchierata e per la possibilità di parlare un po’ del mio lavoro. A presto!