Ho ascoltato, presso la libreria Choisi di Lugano, il commovente racconto con il quale Adriana Beretta ha presentato il proprio libro dedicato ad alcuni aspetti della sua esperienza in Niger (1998 – 2002). Il libro si intitola Niamey – Iférouane (Petites histoires incertaines).

Quando era a Niamey, ospite di una famiglia svizzero-diplomatica, durante l’ora della siesta, è stata improvvisamente svegliata da un ragazzo : «Adriana, Adriana, viens voir! vite! il faut faire vite!» e si è così trovata davanti al suo primo temporale africano. Ha tempestosamente presa una piccola macchina fotografica, ha fatto i primi scatti dalla stanza e poi è andata fuori dove ha fatto alcuni altri scatti. Il libro ripropone i quattordici scatti, dominati dal rosso e seguiti da una riproduzione da Google maps del luogo dove ciò è avvenuto e che ancora vediamo dominato dal rosso

http://www.choisi.info/product/niamey-iferouane/

Le immagini sono poi state elaborate, inserendo un filtro costruito partendo dal segno linguistico della parentesi, che si apre e subito si chiude, posta in sequenza. La parentesi, oltre a essere un segno linguistico, è un segno grafico e Adriana Beretta utilizza spesso questo oggetto/strumento nel proprio lavoro. Sulle immagini di Niamey, le parentesi nere costruiscono una velina opaca, una tenda, una saracinesca che ci separa da quella visione. Andando avanti nel corso delle immagini, queste parentesi coprono sempre più superficie dell’immagine fino a diventare, nell’ultima, un campo nero nel quale baluginano chiazze rosse.

sconosciuto

Guardandole, ho pensato ai crittografi così come li descrive Carlo Severi ne Il percorso e la voce, per il ruolo che essi hanno di sintetizzare e trasmettere, traslati sul piano grafico, memoria in culture che non utilizzano la scrittura. In questo caso però i passaggi che conducono ai crittografi sono generazionali. Adriana Beretta ha fatto tutto ciò in quattordici immagini.

La seconda parte del libro rende conto di una situazione successa a Iférouane, oasi dove, all’interno della famiglia della quale era ospite, Adriana e Tamou, la donna Tuareg con la quale viveva, progettavano di costruire una casa da vivere insieme, intessendo reti oniriche, progetti effimeri e desideri da realizzare. Le loro peregrinazioni, che l’artista ha raccontato con una fresca commozione, hanno indotto a un certo punto il marito di Tamou a porre la questione della congruità e a proporre un preventivo con un semplice schizzo della architettura. Nel raccontare tutto ciò, Adriana Beretta ha oltremodo insistito sulla preoccupazione dell’uomo per la stima dei mattoni necessari, su quanto egli fosse concentrato nel non sbagliare tale stima.

Nella seconda parte del libro, dopo una stampa della mappa di Iférouane tratta da Google maps, c’è quindi il preventivo con il succinto disegno della dimora che avrebbe dovuto essere costruita. Nello spazio della libreria Choisi, l’artista ha ripreso quel disegno e ha messo sul muro della sala della presentazione un suo rifacimento.

Scrivo: “avrebbe dovuto”, perché Adriana Beretta dal 2002 non è più potuta tornare in quei luoghi, a causa del drastico cambiamento della loro condizione. Pur mantenendo un contatto telematico con quel mondo, il progetto comune è naufragato in una tempesta storica.

Il libro racconta quindi due tempeste, una meteorologica e una storica; così, ci consegna alcuni temi:

– il lavoro sulla dominante rossa

– la parentesi culturale evidenziata in modo grafico

– la costruzione del crittogrifo

– il grande lavoro tra donne nel tessere ipotesi per il futuro all’interno di un sistema relazionale connotato dalla differenza, dalla distanza e dalla estraneità che le parentesi nere ci indicano. A questo proposito sarebbe interessante incontrare Tamou e chiedere anche a lei di raccontare Adriana, come la percepisce e come la vive. Sappiamo che la considera portatrice del valore sacro del lavoro; si vorrebbe poter raccogliere ulteriore materiale e proseguire nella costruzione di un paesaggio di confronto tra persone e mondi distinti.

– il contributo dell’uomo in termini di congruità

– l’idea di architettura che emerge dal progetto e il bisogno di capire i valori relativi; per esempio il valore del mattone, il suo ruolo nel sistema di rappresentazione sociale. Quando vengono messi ad asciugare, i mattoni di quel luogo alterano e ricostruiscono il paesaggio, stesi per terra in grandi superfici: è una ulteriore rappresentazione di un valore e di uno strumento che si carica di un valore.

Tutte queste piccole incerte storie ci dicono che la storia è sempre incerta; per capire come lo è, il prodotto artistico di Adriana Beretta è uno strumento prezioso.