Lucia Giardino > Marco Mazzoni

Ripercorrere l’agiografia e l’iconografia di San Nicola da Myra, nell’attuale Turchia, è analizzare gli accomodamenti e gli aggiustamenti del codice, quando incontra usi e abitudini di popoli diversi oppure si riferisce alle necessità di tribù stanziali o nomadi dalle coordinate geografiche lontane. Il criterio stabilisce la norma astratta, il punto d’arrivo; ma la flessibilità guida le tappe, adattandosi come al profilo delle scogliere e offuscandosi nei fondali sabbiosi, come l’acqua del Mediterraneo, che torna limpida a fine tempesta.

Nicola è il santo che più d’ogni altro si presta alla pratica delle reinvenzione, propenso alla fluidità contemporanea, che è risorsa e tratto distintivo dei nativi dei luoghi dove Europa, Asia e Africa si guardano. Dal IV secolo ad oggi San Nicola ha cambiato e fuso origini, personaggi, storie e ruoli, rendendosi trasformista, camaleonticamente pronto a compiacere chi lo adotta e ne alimenta il culto. “È un miracolo!” Marco Mazzoni lo spoglia delle sovrastrutture, anche visive, con cui la storia lo ha appesantito e lo ritrae secondo un immaginario ab origine, ipoteticamente mutuabile e applicabile a qualsiasi santo.

“È un miracolo!” è stato concepito a partire dalla primavera del 2009 per Guilmi (Ch) come progetto “a due sponde”: Marco Mazzoni fa ricamare da alcune donne del paese abruzzese, otto suoi disegni a puro contorno. Questi, esplicitati in otto teli di lino, di forma quadrata, illustrano iconicamente ed in chiave totalmente spuria, più momenti della vita di San Nicola.

Il progetto si è manifestato in più tappe che iniziate in Abruzzo hanno coinvolto Matera e si sono concluse a Firenze, dove nel maggio 2010 viene presentato al centro d’arte contemporanea Ex3. Qui, perso l’aspetto partecipativo, “E’ un miracolo!” è stato goduto come un’istallazione dal segno minimo, che a ben guardare, tradiva un espressionismo di fondo, dato dalla personale interpretazione del ricamo delle donne guilmesi. Marco Mazzoni, partendo dalla redazione della vita del santo, scritta da Iacopo da Varazze nella seconda metà del XIII secolo, produce disegni ieratici.  La fonte letteraria, pur rimanendo sullo sfondo, è resa spuria da infiltrazioni provenienti da fonti disparate, funzionali all’interpretazione dell’artista che finisce per innescare una riflessione sul sacro con mezzi minimi, mettendo a frutto l’esperienza del lavoro a più mani, maturata all’interno delle sue pratiche performative.