Raskol’nikov è un progetto nato nel 2010 da Jacopo Pagin e Francesco Todescato che si propone di esplorare l’interazione tra suono e immagine intese nella loro accezione più “primitiva”.

Nei loro primi lavori è presente una forte impronta esoterica orientata all’indagine di antiche tradizioni spirituali, secondo le quali il suono è il medium che meglio si presta ad esplorare le profondità recondite dell’inconscio umano e a gestire le immagini da esso partorite.

In particolare visioni di provenienza sciamanico-tibetana vengono coniugate ad un immaginario post-industriale contemporaneo, che trova un antenato nella scena performativa inglese degli anni Settanta e Ottanta precisamente in Coum Trasmission, Throbbing Gristle, primi Psychic Tv e Coil. La vicinanza di Raskol’nikov a queste sonoro-visioni non è data solo dalla spinta all’occulto, alla sotterraneità e dall’approccio anti-rock, ma è soprattutto nella visione fantastica che vede il suono come veicolo dai poteri straordinari.

Il nome del progetto proviene dal personaggio principale di “Delitto e Castigo” di Dostojevski in quanto figura in cui si esprime al massimo la lacerazione uomo-mondo e il contrasto tra un approccio istintivo e viscerale e i dettami e le regole della società. Questo approccio viscerale è ciò che Raskol’nikov ha sempre cercato di adottare nei confronti del proprio lavoro, ed è per questo che le viscere, in quanto sede di un sentire istintivo e slegato dalle gabbie concettuali della mente umanadiventano il simbolo di questa riscoperta primitiva delle radici spirituali dell’uomo.

In Raskol’nikov l’approccio performativo consiste nella messa in scena di atti unici volti a sondare la relazione tra suono e azione, ossia in un tentativo assieme estetico ed estatico di mettere a nudo la connessione tra azione “esteriore” ed esperienza sonora ”interiore”.

Tra le prime performance realizzate c’è Human Be-In (2012). Eseguita all’inter no di una mostra di pittura di Jacopo Pagin, è un’azione di body-art in cui l’artista si auto-sonda gli organi con stetoscopi elettronici, i cui segnali vengono amplificati e manipolati dal vivo fino a comporre una contorta rappresentazione musicale delle viscere. È l’inizio di una serie di performance in cui l’immagine del corpo viene “microfonata” per trasformarsi in suono. In altri esempi l’azione di un disegno a due mani improvvisato, una specie di riedizione di un “exquisite corpse” surrealista, diventa espressionee che amplifica e distorce al massimo il suono del segno grafico.

Il ragionamento attorno a pittura e suono trova un culmine in blue something (2013), realizzata ancora una volta in concomitanza con un’esposizione di Pagin. Blue Something consiste in una natura morta di memoria seicentesca interpretata quale simbolo e mezzo all’interno del quale, nell’atto della costruzione formale, viene innescato un conflitto tra realtà e rappresentazione. Facendo saltare il frame dell’immagine, attraverso un’operazione Greenawayana, la riproduzione dell’immagine stessa diventa primaria a scapito della realtà da cui trae origine.

In Setsugoan (di ispirazione mishimiana) una danza lenta in stile “teatro delle ombre” viene associata ad una speciale accordo armonico giapponese, che viene distorto ed esasperato mentre la figura cerca di trovare pace in sé stessa e di accettare il corpo come proprio rifugio definitivo.

In queste performance la rappresentazione diretta dell’immagine in suono è resa possibile dall’efficacia dei nuovi mezzi digitali che vengono piegati a un uso rituale quasi arcaico, smentendo di fatto l’idea che la digitalizzazione possa essere causa della de-mitizzazione in cui il mondo sembra esser stato gettato.

Il continuo processo di immaginificazione del suono ha portato Raskol’nikov a intraprendere tentativi di “totalizzazione” di selezionate opere liriche. Il primo incontro è avvenuto con l’immaginario fantastico di William Blake e ha prodotto l’album Los (2014), collaborazione realizzata con l’artista e musicista Giulio Saverio Rossi, in cui i testi poetici di Blake si trasformano, attraverso elaborazioni digitali meccanizzate, in un’esperienza di assimilazione robot-romantica della lettura. Nel 2015 il progetto su Blake ha preso la forma di una video-installazione con l’opera Vortex realizzata da Pagin e Rossi per la bi-personale “Thaumazein”.

L’annientamento della musica nella sua relazione con l’immagine e la poesia compare nuovamente nel 2017, quando anche il lavoro di Friedrich Hölderlin si trasforma in suono e visione della natura attraverso la collaborazione di Raskol’nikov con la fotografa Silvia Cappellari. In An die Natur, le atmosfere e gli ambienti ripercorrono i luoghi immaginati e descritti dal poeta tedesco in una ricerca che traccia il rapporto tra paesaggio ed eternità: la ciclicità delle stagioni, l’alternanza tra le aridità e le esuberanze della natura,  suoni naturali e liriche marciano all’unisono dentro gli scenari nostalgici di Hölderlin dipinti dalle fotografie, che sono il fulcro attorno a cui ruota l’intero lavoro.

Raskol’nikov è un progetto in totale e continuo divenire, senza una meta precisa, senza un arrivo prestabilito. È un veicolo di indagine talvolta lanciato a briglia sciolta, talvolta sapientemente guidato all’interno del labirinto che costituisce la relazione uomo-mondo e mondo-uomo. Dentro a questo rapporto Raskol’nikov vaga come un viandante solitario, raccogliendo spunti e disseminando i frammenti di una storia le cui tracce rimangono sospese nell’aria.

Human be-in 2012
https://www.youtube.com/watch?v=OST5wv-LYuM

Intuizioni, disegno sonoro 2012
https://www.youtube.com/watch?v=I23KgD1PQLw&t=1s

Setsugoan 2013
https://www.youtube.com/watch?v=SRZFxUp_UC4&t=103s

Blue something 2013
https://www.youtube.com/watch?v=QUDB1_-Lhi4

Vortex 2013-2015
https://www.youtube.com/watch?v=ooegTf_JTXY