Che il vero possa confutare il falso: facile a dirsi, ha un sapore di morale, di religione e di politica della storia. Detto a Siena, nell’estate del 2016, sa anche di ritorno ai valori della storia dell’arte italiana, alla rivalutazione di Duccio, Simone, Pietro e Ambrogio per rileggere e ricollocare nella storia loro e nella storia nostra il significato e il lavoro, artistici, morali, politici, in un certo senso teleologici.

Era questa la sensazione che si respirava, durante la presentazione al pubblico, a Siena, nei palazzi storici e camminando per la città vecchia e poi all’aperitivo sulla torre che affaccia sulla terra di Siena e poi ancora nel campo chiuso durante la cena popolare in mezzo a tanti collezionisti, esperti, professionisti o sedicenti tali e poi direttori, curatori, presidenti e compagnia. La sensazione di voler dire: una collezione è un puntatore della storia perché la seleziona, la raccoglie, distribuisce e redistribuisce e ne definisce continuamente i valori.

Si sta trattando della collezione di Giorgio Fasol che ha alcune connotazioni precise e che merita di essere studiata bene nella propria fenomenologia, per capire cosa della mitografia scritta lungo il corso degli anni vuole partecipare al sistema di puntamento al quale facevo cenno, cosa viene dai genitori della collezione, Anna e Giorgio Fasol, cosa appartiene alla loro biografia e cosa invece è della biografia della collezione stessa, autonomamente da chi la ha concepita. E questa seconda biografia, da chi è dettata? Dai galleristi o da altri influenti?

Ecco perché la collezione così come è stata proposta a Siena attraverso musei, palazzi pubblici, spazi espositivi tradizionali e luoghi di conservazione della scienza, è un soggetto interessante per capire l’arte contemporanea. Tanto che per capire alcuni artisti che conosco un po’ (sto pensando ad Andrea Galvani, a Cristian Chironi, a Giulia Cenci, A Chen Zhen, ad Anri Sala) mi piacerebbe conoscerli attraverso lo sguardo di Giorgio Fasol, farmi raccontare da lui chi sono, cosa fanno e perché, secondo lui. Si tratta di percorsi molto distanti tra di loro e immaginarli tutti parte della collezione Fasol mi ha pensare a un viaggio tra i vari continenti del mondo.

Provo intanto a porre alcune considerazioni preliminari a Giorgio Fasol e, poiché nel tentativo di combinare un incontro tranquillo riesco solo a racimolare un rosario di chilometri percorsi per vedere qui e là questo e quello, metto in forma scritta ciò che incomincio a vedere frullare nel mio tentativo di lettura. Le sue prime risposte forse ci offrono primi spunti per capire le modalità con le quali opera sia nei suoi milionari chilometraggi a guardare e a seguire la produzione artistica, sia nella sua pratica di acquisitore.

Partirei dal tuo rapporto con la pittura. Le ricostruzioni del tuo percorso raccontano come tu sia partito da un interesse per opere pittoriche . Nel corso degli anni poi il tuo lavoro di acquisizione si è concentrato eminentemente sulla relazione con gli artisti che si affacciano al sistema dell’arte, fornendo un supporto che spesso è stato determinante e molti artisti che oggi entrano nella maturità evocano la tua solidarietà come un contributo prezioso. Si parla oggi di un tuo desiderio di concentrazione specifica sulla pittura. Posso chiederti qualcosa in merito? Attribuisci alla pittura un ruolo specifico rispetto alle altre forme di produzione artistica?

 Ho sempre considerato la pittura un ruolo primario nell’arte però ritengo che tutte le altre forme artistiche siano validissime purché la qualità prevalga su tutto.

Ora sto cercando una determinata forma di pittura, logicamente tra i giovani artisti, avente un filone al quale ho dato il titolo Mi illumino d’immenso, prendendo come maestri ad esempio William Turner, Mark Rothko e Gerhard Richter (forse sono un po’ romantico). E’ pacifico che vorrei scoprire una bella pittura con data 08/10/2016.

Sei interessato alle aree di intersezione tra pittura e fotografia?

Ti posso garantire che tutte le aree dell’arte, quella che io ritengo di qualità, mi interessano; sono affascinato dalla scoperta (ecco perché i giovani sono i miei prediletti).

Un collezionista, che spesso è un appassionato curioso nel mondo della produzione artistica, ricopre anche un ruolo di potere.

Ho la netta sensazione che si è instaurato un buonissimo rapporto con molti soggetti del sistema dell’arte. Essendo frequentatore assiduo, ti posso garantire che frequento per apprendere perché io sono piuttosto ignorante: io attingo da tutti, perché i più sanno più di me. Molti mi telefonano per dei consigli, per dei confronti: ho una predilezione per i giovani,  perché sono una fucina di nuove idee e questo mi entusiasma.

Se ripercorri la tua carriera in termini di potere, riconosci dei momenti significativi e dei punti di svolta?

Non so che tipo di potere mi potresti attribuire, ritengo di non aver nessun potere; sono un compagno di strada di tanti amici del mondo dell’arte.

Per quanto riguarda i punti di svolta della mia “carriera” di collezionista, ha avuto una certa importanza la mostra fatta al MART; da quel momento, forse, ho avuto più riconoscibilità.

 

Nella organizzazione dei ruoli che contraddistinguono il sistema dell’arte, il collezionista ha una posizione che può cambiare, a seconda che egli privilegi l’interlocuzione con le gallerie e i mercanti, con gli artisti, con i chierici (critici, curatori e intellettuali) o con le istituzioni. Tu rivendichi di avere una relazione privilegiata con le gallerie, alle quali attribuisci un ruolo ineludibile nella selezione primaria degli artisti e rivendichi pure l’importanza dell’istinto. L’istinto è però un fattore culturalizzato; il tuo istinto si nutre più in galleria o seguendo altre modalità?

L’istinto è un fattore determinante delle mie scelte però è preceduto da una certa conoscenza e questo lo ritengo molto importante. Un mio amico (che è molto colto e studioso della filosofia e della storia in generale) mi ha trasmesso alcuni pensieri del filosofo inglese John Locke sulla percezione:

«Se riflettiamo sui nostri modi di pensare, troveremo che talvolta lo spirito percepisce l’accordo o il disaccordo fra due idee immediatamente per se stesse, senza l’intervento di altre; questa credo che possiamo chiamarla conoscenza intuitiva. In essa lo spirito non si dà la pena di provare o di esaminare, ma percepisce la verità come l’occhio la luce, solo dirigendosi verso di essa. Così lo spirito percepisce che il bianco non è nero, che un circolo non è un triangolo, che tre sono più di due e uguale a uno più due. Lo spirito percepisce questa specie di verità appena vede le idee insieme, per pura intuizione, senza l’intervento di altra idea; e questa specie di conoscenza è la più chiara e certa di cui l’umana fragilità sia capace. Questa parte della conoscenza è irresistibile e, come lo splendore della luce solare, si impone immediatamente alla percezione, appena lo spirito rivolge la sua vista in quella direzione; e non dà luogo a esitazione, dubbio o esame, ma lo spirito è immediatamente riempito dalla chiara luce di essa. Da questa intuizione dipende tutta la certezza e l’evidenza di tutta la nostra conoscenza. […] Chi esige una certezza maggiore di questa esige ciò che non sa e dimostra solo di voler essere scettico senza esserne capace».

Gallery
mostra: “Che il vero possa confutare il falso – Veris quod possit vincere falsa
Santa Maria della Scala, Palazzo Pubblico e Accademia dei Fisiocritici, Siena

N01; N02; N03; N04; N05
Veduta della mostra, Santa Maria della Scala, Siena
Courtesy AGIVERONA Collection
PH. Michele Alberto Sereni

N07
Isabelle Cornaro
Paysage avec Poussin et Temoins Oculaires VI, 2010, materiali vari, dimensioni variabili
Veduta Sala San Pio, Santa Maria della Scala, Siena
Courtesy AGIVERONA Collection, Galerie Balice Hertling, Paris
PH. Michele Alberto Sereni

N08
Mark Dion
Isbijorn, 1996, foto, 26 x 33 cm
Veduta Accademia dei Fisiocritici, Siena
Courtesy AGIVERONA Collection
PH. Michele Alberto Sereni

N09; N21
Berlinde De Bruyckere
Animal, 2003, coperte, lana, legno, 135 x 75 x 152 cm
Courtesy AGIVERONA Collection, GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les
Moulins / Habana
Veduta Sagrestia Vecchia, Santa Maria della Scala, Siena
PH. Michele Alberto Sereni

N10
Anri Sala
Dejeneur avec Marubi, 1997, Video, 4 min 60 sec.
Courtesy AGIVERONA Collection, Galerie Bugada & Cargnel Paris
Veduta Santa Maria della Scala, Siena
PH. Michele Alberto Sereni

N11; N17
Jonathan Monk
Black Pyramid (for Alighiero e Boetti) 2003, 49 fotografie, 157 x 228 cm.
Courtesy AGIVERONA Collection, Galerie Meyer Riegger, Berlin
Veduta Cappella del Manto, Santa Maria della Scala, Siena
PH. Michele Alberto Sereni

N12
Nari Ward
Wishing Arena, 2013, cestini di plastica, legno, lumini, lattine, 462 x 344 x 158 cm
Courtesy AGIVERONA Collection, GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana
Veduta Pellegrinaio, Santa Maria della Scala, Siena
PH. Michele Alberto Sereni

N13
Veduta della mostra Sagrestia Vecchia, Santa Maria della Scala, Siena
Courtesy AGIVERONA Collection
PH. Michele Alberto Sereni

N14
Adrian Paci
Home to go, 2012, polvere di marmo e resina, corda, tegole, legno, 165 x 90 x 120 cm
Veduta Pellegrinaio, Santa Maria della Scala, Siena
Courtesy AGIVERONA Collection, Galleria Kaufmann Repetto, Milano
PH. Michele Alberto Sereni

N15
Nico Vacellari
Bastard of Disguise, 2006, scultura, gesso, metallo, legno
Veduta Accademia dei Fisiocritici, Siena
Courtesy AGIVERONA Collection, Galleria Monitor, Roma
PH. Michele Alberto Sereni

N16
Vanessa Safavi
Each Color is a Gift for You, 2012, Installazione con 17 uccelli in tassidermia, dimensioni variabili
Veduta Accademia dei Fisiocritici, Siena
Courtesy AGIVERONA, Galerie Chert, Berlin
PH. Michele Alberto Sereni

N18
Judith Hopf
Palmenbaum, 1999, filo, juta, carta, dimensioni variabili
Courtesy AGIVERONA Collection, Galleria Kaufmann & Repetto, Milano
Veduta Cappella del Manto, Santa Maria della Scala, Siena
PH. Michele Alberto Sereni

N19
Oliver Payne and Nick Relph
Mixtape, 2002, Film, 35 mm.
Courtesy AGIVERONA Collection, Gavin Brown Gallery New York
Veduta Cappella del Manto, Santa Maria della Scala, Siena
PH. Michele Alberto Sereni

N20
Marzena Nowak,
Untitled (Szwalnia), 2004, DVD, 5min. loop
Courtesy AGIVERONA Collection, Galerie Gregor Podnar, Berlin
Veduta Sagrestia Vecchia, Santa Maria della Scala, Siena
PH. Michele Alberto Sereni

N22
Pedraig Timoney
Box for glue, 1992, ceramica, gomma, acciaio, 30x30x130
Courtesy AGIVERONA Collection, Galleria Artericambi, Verona
Veduta Sala San Pio, Santa Maria della Scala, Siena
PH. Michele Alberto Sereni