1

Tradurre, trans-duco, porto tra, porto verso;

A-tlante, che porta;

da A-tlao; portare verso, sopportare;

Nel 1593 Gerardo Marcatore pubblica la prima raccolta di carte geografiche; sulla copertina, il Titano Atlante regge il mondo;

Supportare,

compendiare,

incontrare e  fare incontrare,

in uno stesso luogo fisico,

pratiche e praticanti diversi per provenienza geografica e culturale:

è l’istanza che ha partorito MAO Atlas 01.

(a.c.)

2

Ridiscutere il primato di ‘ciò che è dato’;

tradurre il proprio bisogno in esperienza condivisibile;

credere di potersi ritrovare nello smarrimento;

provare a vivere dentro le cose;

credere di potere divenire con le cose.

La coppia scoppia …

indipendenti / istituzionali

artisti / lavoratori

pratici / teorici

reali / virtuali

descrizione / interpretazione

oggettivo / soggettivo

pubblico / privato

dentro / fuori

aperto / chiuso

maschio / femmina

natura / artificio

cultura / natura

centro / periferia

tradizione / modernità

tecnica / concetto

bianco / nero

individuale / collettivo

contenitore / contenuto

giusto / sbagliato

vero / falso

locale / globale

sperimentale / commerciale

particolare / universale

… nell’incontro con l’altro

più curiosi e meno prevenuti

più generosi e meno gelosi

più critici e meno polemici

più determinati e meno rigidi

più umili e meno timidi

più onesti e meno ingenui

più operativi e meno compulsivi

più ottimisti e meno illusi

più sentimentali e meno romantici

più carnali e meno violenti

più dubbiosi e meno insicuri

più lungimiranti e meno ansiosi

più inclusivi e meno qualunquisti

iù accoglienti e meno invasivi

più coerenti e meno assolutisti

più presenti e meno assillanti

più ragionevoli e meno razionali

più istintivi e meno spontaneisti

più accurati e meno formali

più poetici e meno spettacolari

più intellettivi e meno cervellotici

più consapevoli e meno retorici

più avventurosi e meno irresponsabili

(a.f.)

3

SIAMO TUTTI ITALIANI

Molti degli “sperimentatori” invitati e molte esperienze presentate sono nati nel vasto sud del paese Italia – anche se si sono svolte un po’ dovunque nella penisola.

Un piccolo Atlante di tra-duzioni locali,

di prassi

artistiche,

politiche,

economiche,

sociali e individuali,

contemporanee,

perlopiù urbane o disseminate in con contesti rurali

da agenti portatori di ‘urbanità’.

Chi fa un atlante raccoglie tutti i disegni che, nel proprio paese, secondo la propria lingua e cultura, si immagina rappresentino la terra.

Chi fa un dizionario o un vocabolario fa una raccolta di tutte le parole che sono parlate e scritte, in quella lingua, nel proprio paese.

Sono entrambi supporti per l’ ‘orientamento culturale’;

per non perdersi,

per comprendere,

per farsi comprendere.

Anche tra persone che parlano la stessa lingua a volte c’è bisogno di traduzioni: ‘portare tra’ è il seme del confronto.

(a.c.)

4

SIAMO TUTTI DIVERSAMENTE ITALIANI

Atlas 01 ha messo insieme attori, produttori, autori, creatori e sperimentatori che operano individualmente e collettivamente, a diversi livelli e in differenti contesti; artisti, critici, scrittori, intellettuali; ciascuno testimone di un vissuto che

non sempre è consapevole di essere parte di una condizione

unica nella sua ibrida molteplicità.

Il vasto Sud del paese Italia è tanti Sud diversamente connotati.

Il confine che ogni presenza (esperienza) traccia sulla propria mappa

 a volte coincide con quelli di altri e si sovrappone ad essi,

ricalcandone forme e modi, concorrendo al disegno di un profilo comune.

Fare coincidere i confini laddove tendono a divergere per contrapporsi in binarismi, può significare doversi addentrare tra gli interstizi che

connettono (più che separare) le cose.

L’Atlante è una raccolta di disegni a pastello,

dalla superficie polverosa e i contorni sfumati.

Gli interstizi sono il terreno ibrido della molteplicità diversificata.

La loro praticabilità passa attraverso sottili margini di tolleranza.

(a.f.)

5

Nella contemporaneità le voci di migliaia di sirene false o sincere, cantano in tutte le sfere,

navigare è complesso:

c’è bisogno di essere esploratori,

conoscere le mappe e saper fare il punto.

Per non perdersi bisogna avere un Atlante.

Da qui, da dove siamo – Italia, Napoli, Sud, Sud del Globo TerrAqueo,

traduciamo idee visive in idee culturali e viceversa;

traduciamo idee culturali in pratiche economiche e viceversa;

traduciamo piccoli esperimenti politici-locali

in un Atlante

che ci supporti in tempi di crisi.

Dalla visualità della ‘presentazione’ che è il resoconto di una esperienza si

passa al discorso, che mette in mezzo, tra-duce, porta le persone l’una di fronte all’altra, mosse dall’istanza di com-prendere.

Insieme.

(a.c.)

6

C’è bisogno di ‘portarsi tra’

(brainstorming a posteriori sul modo in cui si è svolto il dibattito tra agitatori, agenti/attori, curatori e pubblico nel corso delle due giornate di Atlas 01)

Sarebbe il caso di uscire dagli studi, dagli uffici, dalle gallerie, dai musei, dalle chiese, dai templi, dagli schemi, dalle righe, dalle convenzioni, dalle convinzioni, dai modelli, dai ruoli, dai personaggi, dalle categorie, dalle definizioni, dalle rappresentazioni, dalle previsioni, dalle aspettative, dalle attese, dalle pretese.

Sarebbe il caso di usciredall’imbarazzo della diretta, dal disagio del non mediato,

dell’immediato,

della distanza ravvicinata,

della carnalità.

Sarebbe il caso di ‘portarsi tra le cose’, stare con i tempi delle cose;

entrare nelle relazioni,

entrare nel merito,

approfondire,

scavare fino al fondo, occuparlo, comprenderlo.

Con questo fondo addosso,

rientrare negli studi, negli uffici, nelle gallerie, nei musei, nelle chiese, nei templi, negli schemi, nelle righe, nelle convenzioni, nelle convinzioni, nei modelli, nei ruoli, nei personaggi, nelle categorie, nelle definizioni, nelle rappresentazioni, nelle previsioni, nelle aspettative, nelle attese, nelle pretese.

(a.f.)

7

L’ACCADEMIA:

in genere sono le Accademie a compilare e autorizzare Atlanti e Vocabolari.

È successo spesso che, per andare da quello che si conosceva a quello che non si conosceva, si sono tradite le mappe e cambiate le parole, si sono inventati nomi e luoghi che prima non esistevano.

Colombo non è arrivato in India.

Per essere sicuri di non sbagliare gli studenti si affidano alle accademie, consultando speranzosi dizionari e atlanti preziosi e maliziosi, a volte pericolosi.

Per tra-durre, per portare in mezzo, bisogna fare a volte come i pirati che disegnavano le loro mappe e giocavano a ‘caccia al tesoro’.

(a.c.)

8

C’è un pregiudizio che alimenta la distanza tra accademici e indipendenti;

e proviene dalle visioni stesse che accademici e indipendenti nutrono gli uni nei confronti degli altri (sostanzialmente)

Le accademie si pongono come uniche fonti di sapere certo e assoluto ma vengono percepite come luoghi in cui la trasmissione e la costruzione dei saperi avviene in modo avulso dalla realtà e dalle sue istanze.

Gli indipendenti si pongono come uniche alternative possibili al metodo accademico,  ma non riescono a disegnare percorsi realmente capaci di sostituirsi ai terreni battuti e contestati.

Fortuna vuole che, come per tutte le cose, non mancano le eccezioni:

ed ecco che gli uni vogliono nutrirsi degli altri, costringendo tutti a un ripensamento che investe modi, forme, ruoli.

Ignorarsi non è la soluzione: su questo, in linea di massima, ci si trova d’accordo.

Come i pirati, si fa la ‘caccia al tesoro’ e si disegnano nuove mappe.

(a.f.)

9

Restituire il discorso alla fisicità di una pratica riporta all’oralità come esperienza fisica ed emotiva.

Il racconto orale è il tentativo di traduzione di un sentimento.

Discorso sul cambiamento di paradigma:Give or take (L:B: experience) 

tradotto  attraverso la lettura di

Lestroisecologiesdi Felix Guattari

(Alessandra Cianelli e Beatrice Ferrara)

vimeo.com/83754176

Presentazione:

‘’Gli antichi imparavano facendo cose,

i filosofi peripatetici camminavano insegnando e apprendendo;

altre antiche culturelegano suoni e significati a successioni di gesti e posture.

Si imparava attraverso il corpo.

Avrete tutti un pezzetto di ghiaccio,da stringere nella mano,

mentre Beatrice vi leggerà una cosa molto interessante.

La mano chiusa, che ‘tiene’,ci riguarda tutti:

aprire per dare o ricevere,

chiudere per tenere e non avere nulla dall’esterno.

In questo contesto abbiamo legato questa pratica performativa al

Testo di Felix Guattari, ‘Le tre ecologie’, che è stato ispiratore di tutto quello che sta accadendo qui.

Stiamo provando a mettere in tensione teoria e sperimentazione fisica,

inscrivendo la parola nel cuore del gesto.

Alla fine, alla fine del ghiaccio, quando si sarà fuso,e alla fine del discorso, troverete una sorpresa.’’ 

(a.c.)