Diego Zuelli è un artista visivo. Da oltre dieci anni la sua ricerca si occupa della generazione digitale dell’immagine, spesso sfruttando le capacità decisionali del computer. Nel suo ultimo progetto, The simple combination, un algoritmo combinatorio crea giornalmente un disegno componendo elementi grafici precedentemente caricati dall’autore. Il progetto, a cura di Paola Tognon e Elisa Bernardoni è visibile sul sito di contemporary locus ed è stato prodotto da Collezione Anna e Francesco Tampieri.

Diego Zuelli, The Simple Combination, 2015. Serie di disegni composti con algoritmo combinatorio, computergrafica, software. Courtesy the Artist, Collezione Anna e Francesco Tampieri, Contemporary locus

Adv: questo dialogo deriva da appunti sparsi, raccolti da una terza persona durante una conversazione tra Diego Zuelli e Gabriele Tosi. Si è deciso di editarla solo ai fini della leggibilità senza aggiungere alcun contenuto. La successione di domande e risposte è pertanto un artificio che potrebbe non rispettare le autorialità delle affermazioni.

  • GT Perché ti interessa usare un computer per generare arte?
    DZ Ci rivolgiamo a un computer per essere meno di noi stessi. E’ interessante perché allo stesso tempo quel computer finisce per assomigliarci…
  • Essere meno noi stessi…
    Liberarci dalla necessità di decidere dove questo non conta… la possibilità di far scegliere alcune forme, modi e momenti a un computer. Penso agli algoritmi per generare numeri casuali…
diego zuelli - il complesso dei pianeti_01

Diego Zuelli, Il complesso dei pianeti, 2013. Software, videoproiettore HD, computer grafica, suono stereo. Courtesy the artist. In questo lavoro un software ricombina all’infinito un insieme di elementi di computer grafica al fine comporre sullo schermo animazioni sempre differenti. Allo stesso il modo il suono è frutto di una generazione random.

  • Replicando una scelta casuale la macchina ci assomiglia?
    Sì, se definisci un albero un generatore casuale di foglie, un vulcano un generatore casuale di lapilli, un prato di fiori, l’atmosfera di nuvole. Potremmo addirittura pensare che il semplice giocare con la palla finisca per essere un generatore casuale di sport! E via dicendo.
  • L’uso del caso è allora questione di realismo?
    Il caso scimmiotta il caos. In questa accezione non è sbagliato pensare che molta arte abbia ancora oggi un rapporto imitativo con la natura. Ma per un autore il caso è anche uno strumento per non definire. Per descrivere ciò che non è collocabile tra una causa e un effetto.
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Diego Zuelli, frame di un lavoro incompiuto, 2003. Courtesy the artist. In questo pezzo incompiuto il software associa in maniera random gli elementi che compongono il paesaggio. La ripresa a volo di uccello ci prospetta un paesaggio sempre nuovo dato dalla composizione di elementi grafici finiti.

  • Ma perché scegliere è un problema?
    Non voglio mettere in mostra me, voglio mostrare il lavoro. Il problema non è tanto scegliere quanto la la quantità di scelte che un autore, oggi, si deve porre. C’è stato un tempo in cui diversi fattori esterni, ad esempio la committenza, sgravavano l’artista. C’è ne stato uno in cui il linguaggio e le idee dirigevano la volontà degli autori. Oggi la quantità di scelte può diventare un ostacolo alla ricerca. Per questo creare delle regole e comportamenti aleatori complessi e utilizzare un algoritmo aiuta a generare arte. Una volta scritte le regole e ordinati i materiali, il momento migliore è vedere che il progetto cammina da sé. Tale scalabilità è impossibile lavorando senza qualche livello di automazione e randomizzazione.
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Diego Zuelli, 22 cerniere casuali, 2006. videoinstallazione, computergrafica, riproduzione da computer. Qui, la successione delle undici inquadrature che compongono il video è decisa momento per momento, in modo casuale, dal computer.

  • Sento un po’ odore di ripetizione, di maniera...
    Gli artisti più svogliati e di corto respiro decidono una serie di regole, materiali e coniugazioni poi se queste regole hanno fortuna, per anni, “generano” opere. I buoni artisti decidono ogni volta materiali, regole e coniugazioni. Chi realizza tecnicamente l’opera non è interessante, sia esso computer o assistente.
  • Ma a differenza di un assistente la presenza di una macchina è significante nella lettura dell’opera, eppure non mina il ruolo dell’autore. E’ così difficile pensare al computer come ad un artista?
    Mi viene in mente Asimov: “l’ultima domanda”. Dove un computer molto avanzato mette in opera una vera e propria creazione universale. ll problema fondamentale di un utopico computer, di infinita potenza, che genera arte senza programmatore è quello della frequenza: ne deve generare una al secondo o una ogni tre anni?
  • Non può decidere lui?