Mimmo Culù Culù, pantesco di nascita, è il capitano dell’imbarcazione che condurrà la controcarretta fino alle coste tunisine. Suo padre era un marinaio e lui vive in mare da sempre. Per lavoro trasporta merci dalla Tunisia fino in Pantelleria affrontando così le rotte dell’immigrazione. Il suo ci sembra un punto di vista privilegiato sul tema di CCDS.

AeR/NyR: La nostra edizione prende il nome dal gommone con cui nel 1952 Alain Bombard si lasciò naufragare per dimostrare che una volta superata la paura si può sopravvivere con quello che offre il mare aperto. Lei pensa che sia possibile resistere in una condizione di naufragio?

M: Certo che in mare chi la cerca la trova (se fischi chiami tempesta) ma pensando al 1952 credo di comprendere l’incoscienza, ma soprattutto l’utilità del grosso rischio corso da Alain. Riguardo alla resistenzaè data tutta dal rispetto e l’umiltà nei confronti del mare e soprattutto da una buona conoscenza. Anche il più grande montanaro riesce a resistere solo se ha paura: paura sempre, panico mai.

AeR/NyR: Quanto tempo passa in mare? Che cos’è per lei la terra ferma?

M: In mare sono nato e ci vivo. Il tempo trascorso est (è) relativo, in quanto a deciderlo è il tempo meteorologico. Quando sono a terra dopo ventiquattro ore mi sento mancare. Per rientrare in mare, se è bonaccia e ho un’avaria a bordo, giro la faccia mostrando le spalle all’azzurro mare, come se fosse un tradimento e mi vergogno a guardarlo perché fa male.

AeR/NyR: Quale evento successo in mare aperto non riuscirà mai a dimenticare?

M: Ero di guardia in una giornata di pesca al pesce spada, bonaccia piatta, qua si dice “Fitusa” e vedevo saltare una tartaruga, credevo fosse un’allucinazione. Chiamai subito mio padre che senza alzarsi dalla cuccetta mi disse: “saranno pesci che giocano”. Tornai a poppa e li vidi: delfini in cerchio che a turno spingevano la tartaruga in aria facendogli fare voli di venti metri.

AeR/NyR: Il mare ha generato miriadi di racconti, molti dei quali di fantascienza o di orrore. Noi crediamo che questo sia legato alla difficoltà di dare un punto di riferimento spaziale ai luoghi del mare. Lei ha mai raccontato una brutta storia legata al mare? Quali storie o aneddoti le raccontavano da piccolo?

M: L’aneddoto più importante è stato la favola del Gronco ipnotizzatore, si diceva che quando lo guardavi dritto negli occhi lui compiva un salto e ti mangiava. Ancora oggi i pescatori parlano di scomparse in mare causate dal Gronco gigante.

AeR/NyR: Quando ha comandato per la prima volta una barca? E’ cambiato qualcosa e se sì cosa, da allora ad oggi, nella navigazione?

M: La miglior navigazione è a vista, ma in mare aperto uso il GPS anche se non gli do affidabilità. Quando navigo in situazioni difficili; alle volte bisogna orientarsi con i rimedi più veri, visibili, cioè astri, campanili e fondali; perché anche se il GPS è preciso si può sempre avere un’avaria e lì ti salva Eolo o Poseidone.

AeR/NyR: I ragazzi di CCDS ci hanno informato che lei è anche artista. Come ha iniziato a fare arte? Perché lo fa e cosa vuole esprimere con le sue opere?

M: L’arte in me credo sia una cosa genetica. Mi ha sempre affascinato da bambino

costruire zattere e da ragazzo barche da ristrutturare, sempre usando metodi antichi (senza elettricità). Poi scolpisco pietre che per molti è arte, ma per me resta solo un possibile mezzo di utilizzo.

AeR/NyR: Per il suo lavoro di speziale, lei compie regolarmente la tratta che gli immigrati affrontano dalla Tunisia a Pantelleria. Quali sono per lei le differenze fra il suo viaggio di commercio e il loro viaggio della speranza?

M: Credo che lo scambio sia la cosa più antica del mondo ed in mare è normale, vige un rispetto che in terra non esiste. Il rispetto per tutti in mare è una regola fondamentale. Loro cercano qualcosa che non so, mentre io so quello che cerco: farina, olio, legno…

AeR/NyR: Immaginiamo abbia dei rapporti con le carrette che incrocia sulla sua rotta. Si costruiscono delle relazioni? Di che tipo?

M: I rapporti tra le barche sono uguali per tutti, chi ha bisogno viene aiutato; solo in caso di incomunicabilità si cercano altre barche vicine in aiuto, ma il mare stesso mette tutti allo stesso livello, senza dubbi ci si capisce meglio in quanto la fame aguzza l’ingegno.

AeR/NyR: Secondo lei perché degli artisti hanno deciso di operarsi in un progetto come CCDS? Ritiene che sia importante? In che modo?

M: E’ molto importante la certezza che artisti si adoperano in questa dimostrazione portando qualcosa di creativo nella terra tunisina, anche perché l’arte non ha ostacoli, est come il mare, orizzonte infinito.

AeR/NyR: Ha mai pensato di cambiare la sua vita? In che modo?

M: Non cambio.