Nella notte tra il 3 e il 4 di agosto del 1996 l’inabitata isola di Komaemidgima ospitava un’azione performativa di Vadim Zakharov, ivi sbarcato nelle vesti del Pastor, il personaggio inventato dall’artista nel 1992 all’ombra della cattedrale di Colonia. L’azione del Pastor intitolata Три видения святого отца (Tre visioni del santo padre) racconta il ruolo dello sconosciuto e dell’indistinto all’interno della produzione artistica di Zakharov, contraddistinta dalla ricerca di un ideale metafisico epurato da qualsiasi condizionamento di carattere socio-politico o mistico.

Sull’isola giapponese il passaggio dalla luce del giorno all’oscurità notturna segnava la preparazione all’incontro con l’universo, il contenitore ideale e privo di confini entro cui tutto l’immaginabile esiste. Solo, nella natura abitata da suoni e movimenti sconosciuti, l’artista ha esperito un legame tanto profondo quanto lieve con l’infinitezza del cosmo, dando inizio ad un gioco intellettuale e mentale alla cui base risiede il senso dell’esistenza. La carica fantastica che soggiace al pensiero del bambino e l’innocenza del suo sguardo si rivelano elementi che preparano al disvelamento della realtà in atto, così un incontro casuale con un gruppo di bambini ha accompagnato l’artista nello scorrere della giornata. Spogliatosi delle vesti sociali, lontano dalle sue abitudini e privato della possibilità di comunicare verbalmente, Zakharov ha sviluppato un rapporto con la sconosciuta realtà circostante fondato su dimensioni non esclusivamente umane. La potenza dell’immaginazione e la percezione di uno spazio e di un tempo inusuali hanno schiuso la possibilità del gioco con l’universo in un atto di slancio psichedelico.

L’azione fa parte delle смешные и грустные приключения Глупого Пастора (Le divertenti e tristi avventure del folle Pastor), una serie di azioni realizzate, oltre che in Giappone, tra Russia, Germania e Spagna in cui la maschera non è più scindibile dall’alter ego dell’artista, in un connubio i cui confini non sono chiaramente definibili. L’ironico, lo stupido, l’infantile e l’improbabile sono mezzi per frantumare lo stato illusorio dell’esperienza umana, giungendo ad oltrepassarla verso una nuova dimensione esperenziale che risiede al limite tra realtà e finzione.

All’interno del percorso di Zakharov il termine Pastor indica una duplicità: da un lato esso è il racconto delle avventure del Pastor, figura sradicata dal suo contesto, privata del suo ruolo simbolico e definita con ironia, che propone una possibile visione del mondo post-ideologica, ma dall’altro lato Pastor è stata la rivista di arte contemporanea in cui gli artisti del concettualismo moscovita erano invitati da Zakharov a partecipare, per ricreare l’atmosfera degli incontri privati, perduta a seguito del movimento migratorio verso l’occidente. Pastor era quindi il collezionista, il pastore che richiama a sé il gregge, e il viaggiatore mentale che approda in diversi luoghi per ricercare una dimensione metafisica. Pastor è quindi un duplice percorso verso lo sconosciuto: individuale (le azioni di Zakharov) e collettivo (la rivista che chiama a sé i concettualisti).

La sua immateriale e concettuale tendenza alla comprensione del mondo trova un contraltare nella metodica attività di archivista del concettualismo moscovita, iniziata negli anni Ottanta con la raccolta di opere e documenti del movimento, cui aggiunse, sul finire del decennio, una sezione video dedicata alla documentazione delle esposizioni.

L’istinto alla conservazione del concettualismo moscovita, si può leggere quale continuazione dell’analisi critica di natura concettuale sul ruolo dell’arte e dell’artista nella società contemporanea, sviluppato sin dai primi anni Ottanta nella performance Надписи на руке. Я приобрел врагов (Iscrizioni sulla mano. Mi sono fatto dei nemici) e nella raccolta По  мастерским (Per atelier) realizzata assieme a George Kizeval’ter.

Bibliografia:
Vadim Zakharov, The archive as an alien
http://www.conceptualism-moscow.org/page?id=1725&lang=en

Vadim Zakharov, Shiva’s method
http://www.conceptualism-moscow.org/page?id=1726&lang=en

Vadim Zakharov, Ekaterina Degot (a cura di) Vadim Zakharov, 25 years on one page, Moscow, Stella Art gallery, 2006.