Il Forum arte contemporanea, promosso dal Centro per l’arte Contemporanea Luigi Pecci – Prato e sostenuto dall’amministrazione pubblica di Prato, è stato un unicum per il sistema dell’arte italiano. Nelle sue premesse, nei suoi intenti e, soprattutto, nei suoi risultati. Una chiamata alle armi dai toni istituzionali, non priva di criticità, che ha collezionato, in un unico luogo e per un tempo limitatissimo, gran parte degli appartenenti al microcosmo dell’arte contemporanea del nostro paese.

Al di là di una sintesi retorica sul chi c’era e chi non ha potuto (o voluto) esserci, il Forum è stato senza alcun dubbio la messa in mostra di un archivio, a tratti sorprendente, di volti, professioni e istanze, che ha segnato un punto critico da cui partire per interpretare lo stato di cose attuale ed attuabile. Oltre quattrocento relatori e più di mille partecipanti sono intervenuti alla discussione di almeno quaranta temi andati sincronicamente in scena nei tre giorni del Forum.

Tutto era controllato e scandito da una rigidissima struttura organizzativa, dando un ritmo serrato alla rassegna pubblica. Tavole rotonde, orizzontali e democratiche erano state concepite per mettere in mostra la discussione tra un numero finito di autori, ciascuno con lo stesso tempo e lo stesso spazio a disposizione. Gli ospiti, ben elencati in ordine alfabetico, curatori, critici, operatori, artisti, attivisti, professori, ricercatori, galleristi, e saggiamente mescolati tra loro nei tavoli, sono stati per tre giorni disponibili alla libera consultazione, proprio come libri su uno scaffale, per essere studiati, interrogati, sfogliati o archiviati. Prendere parte al Forum pratese dava infatti la sensazione di trovarsi, come ha giustamente concluso Pietroiusti nella plenaria finale, in una biblioteca nella quale è possibile scegliere un gran numero di libri senza tuttavia neppure immaginare mai di leggerli tutti.

Da qui viene appunto la forza dell’evento, che ha prodotto un impatto più in termini sociali che non culturali: ogni partecipante si è presentato con il proprio patrimonio mentale ed esperenziale, concorrendo di fatto a costruire un quadro articolato sullo stato attuale delle arti visive in Italia. Per questo più che di un vero e proprio forum di approfondimento, credo che quel che si è attivata nella provincia toscana sia stata più che altro l’esposizione, o meglio, l’auto-esposizione in quanto parte vivente, di un archivio dell’arte di cui esistevano finora solo immagini sfocate e talvolta nostalgiche.

Attraverso un display composto e didascalico che di sala in sala accompagnava il visitatore nella progressione delle discussioni, ogni giorno è andata in scena una mostra diversa, negli argomenti e nelle aree tematiche (anche se non sempre negli autori), la cui chiusura era puntualmente riassunta dai suoi coordinatori sul grande palcoscenico del teatro Metastasio con una presentazione più classicamente frontale, per riprendere le fila del discorso e organizzare le opinioni. Un allestimento ordinato che ha lasciato ampio spazio di riflessione, fino al punto di non definire alcuno scopo conclusivo. Ritrovarsi, conoscersi e riconoscersi in un sistema unico e condiviso è stato per tutti il risultato più importante. L’archivio presentato, composto di documenti pensanti anziché di oggetti inanimati, ha dimostrato la propria vitalità affermando l’impellente necessità di confronto curioso ed appassionato che ha stupito persino gli ideatori del Forum stesso.

Il confronto diretto tra addetti ai lavori ha poi sottolineato non solo le profonde divergenze strutturali di visione nei confronti delle tematiche discusse, ma talvolta ha messo a nudo anche le incolmabili difficoltà nell’affrontare un discorso intergenerazionale impedendo la nascita di un dialogo critico efficace. Troppo tempo per sincronizzarsi, per incontrarsi sulla centralità del tema, l’impossibilità, spesso, di uscire dal mantra sulla mancanza di fondi, la mancanza di tempo progettuale e la scarsa attenzione da parte delle istituzioni, hanno bloccato la creazione di una struttura dialogica approfondita. Fermandosi alla superficie di problematiche tecniche raramente si è riusciti ad immaginare soluzioni davvero innovative ed efficienti che più che formarsi sulla fertilità del terreno italiano hanno ricalcato le orme di modelli funzionanti oltre confine. Per quanto questo archivio dell’arte contemporanea italiana abbia dimostrato una sua autonomia in quanto struttura semantica autoalimentante, si è rivelato, nel momento della sua esposizione al pubblico, in problematiche finora sommerse, ponendo l’accento sulla necessità di rimettere in discussione le relazioni immaginate tra i documenti.

Cosa si sarebbe potuto fare ancora? Cosa fare dell’intensità ereditata da quei tre giorni di incontri? Difficile non essere curiosi di quel che succederà d’ora in avanti. Il processo è ancora in atto, l’archivio è in continuo aggiornamento, e molti coltivano ancora la segreta speranza che il confronto possa generare una riflessione interna all’archivio stesso in grado di immaginare un nuovo sistema, diversi sistemi.

Forum arte contemporanea.
Prato 25 – 27 Settembre 2015
www.forumartecontemporanea.it

Photo: Cherimus / Serena Gallorini